La conversazione sull'AI e il lavoro si concentra quasi sempre sulla sostituzione. Secondo me, il rischio reale è diverso — e riguarda l'identità più che le competenze.
Non credo che l'AI sostituirà le persone in modo diretto, almeno non nelle professioni creative e strategiche. Credo invece che creerà una pressione enorme verso la mediocrità — e che chi non ha un punto di vista chiaro su chi è e cosa porta di unico diventerà intercambiabile con un sistema AI abbastanza buono.
La differenza che vedo
Ci sono due tipi di professionisti creativi. Il primo tipo produce output — contenuti, design, testi, analisi — che seguono pattern riconoscibili, best practice consolidate, formati che funzionano. Il secondo tipo produce prospettiva — un modo di vedere i problemi che è specificamente loro, che non si può replicare perché nasce da una traiettoria di vita e di pensiero unica.
L'AI è straordinariamente brava a fare la prima cosa. Sta diventando sempre più brava. E il gap tra "abbastanza buono" e "eccellente" in termini di output si sta restringendo rapidamente.
Ma la seconda cosa — la prospettiva — è ancora, per quanto posso vedere, profondamente umana. Non perché l'AI non possa simulare un punto di vista. Può farlo benissimo. Ma perché un punto di vista simulato non ha storia, non ha coerenza nel tempo, non ha le cicatrici di chi ha sbagliato e cambiato idea.
Quello che mi preoccupa
Mi preoccupa vedere persone che usano l'AI per produrre più contenuti, più velocemente, senza chiedersi se quei contenuti dicano qualcosa di specificamente loro. Mi preoccupa la tendenza a ottimizzare per il volume invece che per la profondità.
Credo che in un mondo in cui l'AI produce contenuti in quantità industriale, la scarsità vera sarà il punto di vista autentico. E il punto di vista autentico richiede tempo, riflessione, e la disponibilità a essere in disaccordo con il consenso.
Come uso l'AI io
Uso l'AI come amplificatore, non come sostituto. Mi aiuta a costruire sistemi, a automatizzare processi ripetitivi, a scalare operazioni che altrimenti richiederebbero team enormi. Ma la visione, la voce, le decisioni strategiche — quelle rimangono mie.
Non perché sia una questione di principio. Ma perché è quello che ha valore. L'AI esegue bene. Io decido cosa vale la pena eseguire.
Secondo me, questa è la domanda giusta da porsi: non "l'AI può fare quello che faccio io?" ma "quello che faccio io ha un punto di vista che vale la pena preservare?"
Se la risposta è sì, l'AI è uno strumento potentissimo. Se la risposta è no, il problema non è l'AI.
Nadia Fidan — Marzo 2026
